LA NUOVA SINISTRA ITALIANA
Sinistra Ecologia Libertà nasce dalla passione e dalla speranza di donne ed uomini che vengono dalle esperienze del socialismo europeo, del comunismo italiano, dell’ ambientalismo, del femminismo, dei movimenti d’impegno civile e sociale. Qualcuno si avvicina per la prima volta alla politica attiva, altri ritornano dopo anni di disillusione. Siamo tutti convinti che sia giunto il momento di mettere insieme le nostre storie e avanzare una nuova proposta politica per questo tempo e per questo paese.
La crisi economica ha dimostrato la fondatezza delle critiche al liberismo, la crisi ambientale ha dimostrato la validità della critica al modello di sviluppo. Eppure la sinistra che c’è mostra, soprattutto in Italia, di essere inadeguata. O perché si è limitata ad accompagnare e smorzare il vento liberista o perché ha protestato ma è rimasta chiusa nelle vecchie identità. In questo modo, mentre le disuguaglianze crescevano e la sinistra perdeva peso anzitutto tra i ceti popolari, avanzava il populismo in tutte le sue forme
Ci muove l’obiettivo di trasformare il modo di produrre e i beni da produrre, di organizzare la società e le relazioni umane, di rapportarsi con le risorse naturali. La ricchezza prodotta dall’economia capitalistica, a scapito dell’ambiente e del lavoro, non viene ridistribuita e comunque redistribuirla non basta più. Una società non consumista, un’economia ecologica e non dissipativa, una tecnologia più evoluta mettono al centro i beni comuni da salvaguardare (acqua, aria, cibo, salute, conoscenza…) e al contempo danno valore alla vita di ciascuno.
C’è bisogno di una sinistra più ambiziosa, aperta alle nuove culture critiche, capace di conservare memoria del passato e con lo sguardo rivolto al futuro. La cultura critica non è una predica sulla trasformazione del mondo, deve suggerire azioni e comportamenti coerenti. Per questo pensiamo a una sinistra per la quale le idee valgano anzitutto come comportamenti, una sinistra che non si limiti a enunciare principi nuovi ma anche un nuovo modo di viverli. Una sinistra che sappia proporsi come una comunità plurale, articolata, responsabile: non più come somma di destini personali. Solo così si può ambire a diventare una sinistra popolare.
La sinistra che vogliamo è del lavoro e dell’ambiente. La globalizzazione liberista si è retta su una doppia svalorizzazione: del lavoro umano e delle risorse naturali. La riduzione a merce provoca la rottura degli equilibri sociali e degli equilibri ambientali. L’intollerabile crescita delle diseguaglianze e gli insostenibili cambiamenti climatici hanno una comune origine e portano alla stessa risposta: un altro mondo non solo è possibile ma ,ormai, anche necessario. Dare valore e dignità al lavoro e mettere al centro l’ambiente sono una scelta sola che ricostruisce la società in modo più giusto. E dà un futuro al pianeta.
La sinistra del futuro è quella della libertà. Perché senza libertà non c’è eguaglianza. Una libertà solidale e concreta, non generica, che sappia assumere su di sé la difesa dei diritti, delle differenze, delle diversità, che miri a superare gli ostacoli economici e culturali all’autonomia della persona, al riconoscimento delle capacità e dei meriti, alla partecipazione civile e politica. L’opposto della libertà fondata sul privilegio e l’arbitrio di chi è più forte.
La laicità dello Stato è un bene non negoziabile. Uno Stato laico riconosce le forme di vita e gli orientamenti sessuali di tutte e di tutti. Si regge sul rispetto di tutte le concezioni religiose, di tutte le visioni del mondo. Combatte l’omofobia e il maschilismo. Assume dal femminismo la critica delle strutture patriarcali. Crea le condizioni sociali e istituzionali per rendere effettivi i diritti e le scelte libere di tutte e di tutti. Non vogliamo uno Stato che controlla il cittadino ma che i cittadini possano giudicare e controllare lo Stato.
L’antica aspirazione all’uguaglianza resta per un noi un punto cardine del dirsi sinistra. Essa ha alimentato anche lotte che sono state tradite dagli stessi che agivano in suo nome, ma non per questo deve cadere insieme ad essi. Al contrario a fronte delle crescenti ingiustizie essa torna di assoluta attualità. Una nuova aspirazione all’uguaglianza non può non tener conto delle culture delle differenze.
La sinistra che serve è quella della pace. La guerra minaccia l’umanità. Un mondo pieno di armi non potrà mai essere sicuro. Alla corsa spaventosa al riarmo deve seguire la stagione coraggiosa del disarmo. La pace è un valore assoluto e imprescindibile, non solo alternativa alla guerra ma costruzione di una società più giusta. La non violenza è la pratica concreta di questo valore universale.
Si ha poco da dire senza un’idea del mondo e dell’Europa. Quest’ultima è decisiva per fermare le regressioni etniche, fondamentaliste, razziste e per scrivere i nuovi principi di cittadinanza e i diritti sociali per tutti. Per questo l’Europa deve costruirsi in modo democratico, non chiudersi a fortezza rispetto ai migranti scegliere una politica economica e sociale sostenibile, diventare una potenza civile e una protagonista della pace nel mondo.
L’Italia che vogliamo è capace di stare in Europa e nel mondo con la forza della propria storia e della propria cultura. E’ l’Italia del popolo e non del populismo. E’ l’Italia della Costituzione democratica fondata sul lavoro e che ripudia la guerra. E’ l’Italia che chiede classi dirigenti che praticano la Costituzione e non mirano a sovvertirla, che contrasta fino in fondo quella forma di violenza assoluta che si chiama mafia, ‘ndrangheta, camorra. Un’Italia che smette di essere il paese campione delle disuguaglianze, delle porte chiuse in faccia ai più giovani, della rinuncia alla forza delle donne. E’ questa l’Italia per cui ci impegniamo.
Dobbiamo lavorare per una nuova stagione della democrazia, che nel nostro paese è oggi seriamente in pericolo. La democrazia serve a tutte e a tutti e ancora di più ai soggetti più deboli. Senza democrazia non c’è rappresentanza dei bisogni e dei diritti. L’aver ceduto all’idea che la “decisione” viene prima della “rappresentanza” ha tolto autorità alla politica e voce alla società. La riforma della democrazia non può prescindere da un suo allargamento a partire dal diritto di voto dei lavoratori sui contratti. Battersi per una democrazia piena impone di fare i conti con la critica femminista alla società e alla politica.
Una sinistra moderna si propone la diffusione della conoscenza in tutti i suoi aspetti. Una conoscenza alla portata di tutti, libera da condizionamenti ideologici e da interessi di mercato. L’istruzione gratuita e improntata ai principi della laicità e dell’interculturalismo è un diritto che la Repubblica deve garantire a tutti i cittadini, non solo in un breve arco della vita. Le tecnologie di diffusione del sapere e della comunicazione devono essere libere da vincoli proprietari e politici che ne limitano l’efficacia e l’accesso.
La sinistra che vogliamo essere è l’opposto di ogni chiusura ideologica e autoreferenziale. Siamo interessati al confronto con tutte le forze che si pongono il tema della trasformazione democratica del paese, disponibili alla ricerca di alleanze nella società come nelle istituzioni, pronti a impegnarci all’opposizione come al governo.
Ci aspetta un compito difficile. Ma ci sorregge la consapevolezza che in questo paese ci sono risorse umane, esperienze, passioni civili che questa sfida sapranno assumerla assieme a noi. Adesso tocca a noi. Occorre mettere da parte ogni reticenza e impegnarsi per costruire Sinistra Ecologia e Libertà aprendo a culture diverse e alla democrazia, con la saldezza dei principi e la fatica delle proposte. Sinistra Ecologia e Libertà sarà di tutti coloro che aderiranno e la faranno vivere.



